La nascita del Borgo Pirelli
Ecco come l’intera Bicocca, sul cui territorio la Pirelli costruì l’omonimo Borgo, veniva presentata in un documento ufficiale del 1832 (Corografia dell’Italia):
bicocca; picciolo villaggio, tre miglia a greco da Milano (“Greco” indica il “Nord- Este” , ma la Bicocca è decisamente a Nord). Celebre per la battaglia del 27 Aprile (2522), nella quale le truppe dell’imp. Carlo V rimasero vittoriose contro i Francesi (……) Eravi pure un castello circondato profonde e larghe fosse 8ma fu per secoli abbandonato al degrado, fino ai restauri commissionati d Pirelli nel l secolo scorso e al suo riutilizzo, dapprima come sede delle suore operanti in Parrocchia, poi anche come asilo infantile e oratorio parrocchiale femminile e infine, e fio ad oggi, ormai “cacciate” le suore, come sito di rappresentanza per ospiti illustri della Pirelli) Con il vicino casale di Bicocchino forma una comunità di quasi 300 abitanti I suoi dintorni sono fertilissimi di creali , e come tutta la regione a Nord e Nord-Est di Milano la campagna era ricca di corsi d’acqua e di piccole imprese industriali che producevano in particolari mattoni, prosperava inoltre la pastorizia ovina.
La situazione registrata a metà “800 non deve essere cambiata di molto fino a dopo la prima guerra mondiale 1918. Quando la famiglia Pirelli vi insidiò il più grande dei suoi stabilimenti Milanesi, approfittando della posizione ideale per un’industria di grandi dimensioni: su un territorio pianeggiante e scarsamente popolato, ma collegato da tram e autobus con tutta la Brianza e da una linea ferroviaria che arrivava vrso Sud alla Stazione Centrale (di Milano) e verso Nord a importanti città lombarde, come Como e Bergamo.
Bicocca 1923
Fino al 1923 la Bicocca fu una frazione di Niguarda (che era a sua volta un Comune separato dalla Provincia di Milano e non disponeva servizi propri. Pirelli provvide a costruire i servizi essenziali, come la scuola elementare e asilo infantile di Via Goffredo da Bussero , la Chiesa Parrocchiale, con vasto oratorio, un piccolo ospedale, per rimediare a “incidenti sul lavoro” , tanto che si chiama ancora oggi “Centro Traumatologico Ortopedico, ( CTO ) nonostante tratti anche malattie come il “Morbo di Parkinson, un vasto complesso polisportivo, con tanto di tribuna coperta per il campo di calcio con pista di atletica, spogliatoi e bar, e infine un grande spaccio di derivati della gomma, tipo Scarpe, stivali, mantelline antipioggia e oggetti vari(anche giocattoli), copertoni e tubolari di macchine e biciclette, ecc..ecc…, riservati rigorosamente a dipendenti della Pirelli e familiari con documento di riconoscimento.
Stranamente dimenticarono l’Ufficio Postale e la Farmacia per i quali si doveva recarsi a Pratocentenaro o al centro di Niguarda, e, giustamente, il Cimitero, perché la fabbrica non avrebbe aumentato di molto il numero di residenti stabili, almeno all’inizio. Un grande complesso di “Case Popolari “, fu costruito tuttavia in via Ponale, ossia un paio di kilometri a Nord dello stabilimento .
Mancava infine il piccolo villaggio industriale, che le grandi e piccole ditte si facevano un vanto di costruire a quel tempo (si vede il villaggio di Crespi d’Adda, tutt’ora egregiamente conservato, a differenza di quello della Pirelli) e lo si espose nel bel mezzo di due blocchi principali dello stabilimento, quello di Segnanino a Sud e quello di Bicocca (detto anche Albania nella parte più settentrionale) a Nord. Tali villaggi erano piuttosto graziosi per quell’epoca (e già c’è nera almeno un altro costruito da Pirelli), per lo più costituiti da una trentina di ville plurifamiliari e da u modesto condominio, progettati in stile Liberty e dotati di tutti i servii commerciali (ma non di un ambulatorio medico)



Il casone
Così almeno fu concepita l’urbanistica anche di quello che è tutt’ora il Borgo Pirelli, che, grazie all’incuria della Proprietà, è identico oggi all’originale ad eccezione delle tre strade (Via Tassoni, via Sacchetti e Via Fortiguerra ) che oggi (ma non da molti anni) sono asfaltate, mentre allora erano in terra battuta, con sassi rotondi ad indicare la via battuta dai carri; è stata abbattuta anche la torretta ottagonale del trasformatore elettrico, che distribuiva l corrente a tutto il complesso.
Nel condominio, a piano terra, in origine si trovavano ( e da molti anni non vi si trovano più) il Fruttivendolo, il Prestinaio che vendeva pane e salumi, il Droghiere, (detta la posteria perchè aveva di tutto) ma con un nome tipicamente Milanese), il Macellaio, il Lattaio e infine un ) frequentatissimo Bar / tabacchi ( ora denominato tempi moderni) con tanto di bigliardo e la storia racconta che la superfice del bar era pari alla somma di quella dei quattro negozi elencati sopra, al retro del casone si poteva (ma ancora ad oggi ) notare un piccolo cortile a forma di U chiuso con un spesso muro in cemento e un altrettanto cancello di ferro che permetteva l’ingresso ai solo inquilini.
Il Casone era dotato anche di una portineria e di una custode , (che in tempi passati era un punto di riferimento ed avere il controllo di chi entrava e usciva dal Borgo Pirelli ma aveva anche il compito di fare da tramite tra l’allora il vecchio IACP,(Istituto Autonomo Case Popolari, ente storico evoluto poi a tutt’oggi in azienda ALER per l’edilizia residenziale pubblica )
La Custode pertanto doveva eseguire correttamente i suoi numerevoli e molteplici compiti. (pulizie, l’ordine delle Casone , ritiro posta e altre piccole ….).



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